Giro del Lago d’Iseo – Passo Crocedomini – Maniva – Anfo

Quando ho preso la Kawasaki Versys 650 a Marzo 2016 pensavo che l’avrei usata principalmente per andare e tornare dal lavoro, percorrendo tanti chilometri in autostrada e tangenziale, oltre a qualche giro tranquillo nel weekend e niente altro, principalmente come mezzo di trasporto casa/lavoro/commissioni e meno nel tempo libero.

E’ bastato una domenica con alcuni amici ed è cambiata tutta la prospettiva di una moto che saputo accompagnarmi dove mai avrei pensato di poter andare.

Questa è la storia di Domenica 10 Luglio 2016.
Ritrovo alle 9 all’autogrill Brianza sud.
La mi aspettano Marco (colui che mi ha convinto e consigliato di comprare la Versys), lui su una Versys primo modello, Alessandro (Versys 2011 – ancora con il faro rotondo e muso vecchio design), Giuglio su una BMW GS e Saverio, un HOG su una Harley Davidson da 1700cc (soprannominato il camperista, vista la stazza delle sua moto).

Ci siamo mossi in direzione Lago d’Iseo, uscita Palazzolo.
Prima tappa un caffè a Lovere, costeggiando il lungo lago.
Alla prima sosta abbiamo iniziato a conoscerci, a capire che il tono della giornata sarebbe stato molto rilassato, fatto di sorrisi e risate, di compagnia, di sostegno e complicità.
Ho subito scoperto le mie carte e confidato che per me è la prima vera esperienza come biker, che non ho mai affrontato tornanti o strade di montagna in moto, e che la guido soltanto da 4mila chilometri tra autostrada e traffico milanese.
“bhè, sei già abituato a tutto allora” hanno commentato.

Saverio era il più preoccupato, perchè la sua HD è molto bassa, larga, pesante e non era sicuro di riuscire a portarla su per una strada con tornanti molto stretti.

Da Lovere siamo partiti verso Endine, costeggiando tutta la sponda sinistra del lago, su quella fantastica strada stretta, dove in alcuni tratti hai la parte di roccia verticale sulla sinistra, e il lago sulla destra. Meravigliosa.

Arrivati in Valle Camonica, usciamo ad Endine e saliamo per il passo Crocedomini, puntando il muso a 1900mt di altitudine.

Il mio livello di attenzione è sempre stato molto alto, super concentrato a sentire bene il comportamento della mia Versys per imparare a consocerla su per le strade di montagna, per i tornanti, a capire quando scalare in seconda e quando era necessaria la prima.

In un attimo siamo passati dal paesaggio del lago a prati verdi di montagna, con tanto di mucche al pascolo.
Già trovo questo viaggio un’esperienza unica, fantastica.

Il sabato prima avevo passato due ore a ripulire per bene la moto, togliendo tutti i residui di grasso, di asfalto, di sporco dalla catana, dal carter e da ogni angolo possibile della mia Versys. L’arte zen della pulizia della propria moto e sentirsi in pace.
Ecco, tanto lavoro vanificato nel momento in cui la strada verso il passo Crocedomini ha smesso di essere asfaltata e si è trasformata in un sentiero di ghiaietta e terra bianca.

Percorrere il sentiero sterrato è stato come completare il primo livello di gioco: buche, salti, dislivelli, sassi sporgenti.
Bene, la moto ha reagito alla grande, come se fosse nata per questo (in effetti lo è, ma io non lo sapevo ancora).

La prima metà della giornata di conclude a tavola, al rifugio Dosso Alto, con un pranzo tipico da montagna composto da tagliere di salumit, formaggi della Valle Camonica, polenza e spezzatino e le nostre sensazioni della prima parte di viaggio, con tutte le nostre personali emozioni. Saverio ha portato il suo camper Harley Davidson su per la montagna, noi con le Versys abbiamo rischiato di andare lunghi tutti alla stessa curva contro un muretto (risate a fiumi), Giulio con la sua BMW è stato il più tranquillo di tutti.


Durante il pranzo ha iniziato a piovere, quindi tutta la polvere accumulata sulle moto si è trasformata in poltiglia.

Dal rifugio siamo partiti imboccando una mulattiera non segnata su google maps, è un sentiero stretto, complicato, che si arrampica fino a 2100mt lungo una mulattiera impervia, piena di curve e tornanti, gallerie nella roccia e profondi dirupi.
Nonostante le mie vertigini non mi abbiano aiutato in alcuni momenti, è stato il tratto più bello, impegnativo e divertente di tutti i 400km percorsi durante la giornata, una di quelle esperienze in cui ho dominato la moto e che ricorderò a lungo come il battesimo di una moto full purpose, pensata sia per le lunghe distanze sia per il fuori strada, una moto di cui mi sono innamorato.

Durante la discesa ci siamo dovuti fermare per indossare la nostra tenuta da pioggia.
Scesi ad Anfo sul lago di Idro un temporale con grandine ci ha sorpreso, obbligandoci ad una sosta forzata sotto la pensilina di un distributore di benzina. E’ stato il momento migliore per una birra nel vicino bar e condividere nuovamente le sensazioni del tratto più caratteristico e particolare del viaggio, ossia della mulattiera che dal rifugio ci ha portato giù ad Anfo.

Fatte ormai le 4 del pomeriggio, abbiamo imboccato la strada del ritorno puntanto verso Brescia e le autostrade.
Appena finito il temporale, ci siamo fermati, tolti i pantaloni da pioggia, ci siamo salutati e ci siamo divisi per tornare a casa.
Marco, Giulio e Saverio hanno imboccato la MiBreMi, io ed Alessandro invece abbiamo puntato il muso sull’A4, in direzione casa.

Il sole caldo di luglio ci ha asciugati velocemente in moto, dalle scarpe ai guanti, ai giubbotti.
Durante il percorso, sfrecciando felice ma stanco, ho rivissuto i momenti più impegnativi e divertenti di questo viaggio.